Area archeologica di Akrai 2017-07-03T09:29:02+00:00

Area archeologica di Akrai

Settant’anni dopo la fondazione di Siracusa i Corinzi Siracusani fondano Akrai (664-663 a.C.). Posta su un alto colle dalle pareti rocciose inespugnabili, la piccola polis diviene il baluardo dell’espansione siracusana nel territorio siculo.
Per la sua particolare posizione strategica Akrai divieneanche la sentinella dei confini meridionali del territorio siracusano. La cittadina raggiunge il massimo splendore durante gli anni dei dominio geroneo, si sviluppa in maniera continuativa fino alla distruzione ad opera dei Arabi nell’827 d.C.
Nel XVI secolo storici, archeologi, eruditi riescono a localizzare la cittadina. Il primo fu lo storico Tommaso Fazello che, grazie anche alla presenza di resti visibili, riesce ad individuare l’esatta posizione dell’antica colonia greca, nei presso della Contrada denominata “Serra di Palazzo” o “Palazzu”.
L’attuale zona archeologica, oltre al sito dell’antica polis, comprende due vaste necropoli, quella della “Pinita” e quella di “Colle Orbo”, la latomia denominata dei “Templi Ferali” e i famosi “Santoni”.
I cosiddetti “Santoni” sono dodici grandi quadri scolpiti nella roccia. Un complesso di figure ad alto rilievo, unico al mondo, dedicato al culto della Magna Mater.
In ogni rappresentazione compare la dea Cibale assisa in trono con chitone, una lunga veste, ed himation, una sopraveste che scende da una spalla, gira intorno alla vita fin oltre le ginocchia, sul capo il modio ed i capelli che ricadono intrecciati sulle spalle e sul petto, la mano destra regge una patera e l’altra un timpano, una specie di tamburo. Ai lati del trono o nella scena, sono sempre rappresentati uno o due leoni, animali sacri alla dea; i piccoli personaggi rappresentati a fianco della dea Cibale, ora in alto, ora in basso, sono divinità minori oppure coricanti, sacerdoti della dea. Nella scultura più grande del complesso, Cibale è rappresentata in posizione stante e a grandezza naturale: da un lato vi è Hermes con caduceo e dall’altro Marsia ed una non identificata figura femminile; chiudono la scena, da ambedue i lati, due cavalieri, i Dioscuri.