Piana degli Albanesi – i Canti e i Costumi 2017-06-29T17:26:19+02:00

Piana degli Albanesi – i Canti e i Costumi

Le cerimonie della Settimana Santa di Piana degli Albanesi possiedono, per precise ragioni storico-culturali, dei caratteri del tutto diversi da quelli delle altre cerimonie dell’isola. Esse derivano infatti dalla tradizione liturgica del cattolicesimo di rito greco-bizantino importato in Sicilia nel XV secolo dai coloni provenienti dalla Penisola Balcanica.

Il programma delle celebrazioni, officiate in chiesa sia in lingua greca che in lingua albanese, ha inizio il venerdì precedente la Domenica delle Palme con la celebrazione della Resurrezione di Lazzaro, caratterizzata dall’esecuzione del canto di Lazzaro, eseguito in lingua albanese prima in cattedrale e, successivamente, nel centro storico da gruppi di giovani che vanno casa per casa ricevendo dolci e uova. Si tratta di un vero e proprio canto di questua. La Domenica delle Palme, a partire dalla Chiesa di Sant’Antonio il Grande, vi è una processione che vede il Vescovo, rappresentante Gesù, incedere a dorso d’asino seguito dai sacerdoti e dai diaconi con in mano rami di palma intrecciati e dalle donne in tradizionale abito nero.

Il Venerdì santo, all’interno della Cattedrale, la statua del Cristo viene deposta dalla croce e distesa davanti all’altare che rappresenta il sepolcro al canto del Simeron Kremate. Nel pomeriggio le donne, in lutto per la morte di Cristo, intonano dinanzi al suo corpo i canti funebri dei Vajtimet, e inizia una processione all’interno del tempio con l’epitafio, una stola che rappresenta il Cristo nella tomba. A questa segue un’altra processione con l’urna del Cristo morto e dell’Addolorata, con una nuova esecuzione dei Vajtimet. 

Il corteo si conclude dove era iniziato. I sacerdoti posti all’ingresso della Cattedrale sollevano l’epitafio a mo’ di arco e tutti i fedeli vi passano sotto entrando nel tempio. Nella notte del Sabato santo, i giovani percorrono il centro intonando il canto della resurrezione, il noto Christos anèsti. Il canto si ripete la Domenica di Pasqua nel corso della solenne pontificale cui segue un corteo di donne con i meravigliosi costumi e con i copricapo tradizionali, verso la Cattedrale. La festa si conclude con la liberazione di colombe bianche, la distribuzione di mazzetti di rosmarino e lo scambio di uova dipinte di rosso, simbolo della rinascita.

Riti simili si possono trovare anche a Mezzojuso, Palazzo Adriano, Contessa Entellina, Santa Cristina Gela, altri centri dove persistono tracce della solennità delle celebrazioni bizantino-cattoliche.