Tophet di Mothia 2017-06-20T21:28:08+00:00

Tophet di Mothia

Il tophet, come accenna la Bibbia, era un’area sacra utilizzata dai popoli orientali. Anche l’isola di Mothia nel trapanese ne possiede uno, l’unico della Sicilia.

Il tophet  di Mothia, un recinto a cielo aperto quasi triangolare m. 48 x 32, era il luogo dove i fenici praticavano riti cruenti: sacrificavano alle somme divinità del loro pantheon  Baal Hammon e Astarte il primo figlio nato. Questo rito crudele, vedeva annualmente le famiglie più nobili e in vista della comunità fenicie gareggiare nell’offrire i propri bambini primogeniti maschi e propiziarsi il favore divino. Il rito si svolgeva proprio nel tophet, qui il piccolo esserino dopo essere stato adagiato sull’altare sacrificale veniva bruciato assieme ad animali di piccola taglia (agnelli). A  rito ultimato, le ossa, venivano deposte  all’interno di un vaso e conficcato nella terra. A testimonianza del defunto, in direzione del vaso, veniva collocata una stele (lapide), o un cippo: segnacoli di pietra arenaria scolpiti, incisi con motivi figurati a volte dipinti. Il repertorio iconografico di tali segnacoli era tendenzialmente d’ispirazione siro-fenicia o egittizzante: l’immagine umana predominava, le figure maschili nude o vestite di tiara e di lungo abito e quelle femminili anch’esse nude o vestite presentavano un  crescente lunare posto in direzione della testa.

Spesso le stele riportavano delle iscrizioni incise con dediche alle divinità a cui veniva offerto il sacrificio. Nel thopet di Mothia sono state rinvenute circa 700 stele in diversi strati di deposizione VII –IV sec. a.C. All’interno del tophet è stato rinvenuto un gruppo di maschere di terracotta tipiche del mondo punico nelle quali sono riconoscibili, insieme ad una certa influenza greca, gli elementi caratteristici del linguaggio figurativo punico consistente principalmente nell’acconciatura dei capelli e nel rendimento del naso, della bocca  e degli occhi e riscontrabili particolarmente in quella cosiddetta “orrida”.