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Palma di Montechiaro – Festa della Madonna del Castello

Palma di Montechiaro – Festa della Madonna del Castello

Grosso centro agricolo sito alle pendici del Monte Pozzillo, viene fondata nel 1637, su preesistenti insediamenti preistorici e greci, dal duca Carlo Tomasi e così chiamata per ricordare lo stemma di famiglia che raffigura un albero di palma, simbolo di gloria.

Rimane feudo fino al 1812. Per la vicinanza col castello chiaramontano al suo nome viene aggiunto, nel 1863, quello di Montechiaro.

Il centro storico è ricco di edifici barocchi tra i quali spicca il Palazzo Ducale, della seconda metà del XVII secolo e decorato con pregevoli soffitti lignei a cassettoni dipinti, la Chiesa del SS. Rosario, di gusto neoclassico, e la bella Chiesa Madre, anch’essa seicentesca, posta sulla cima di una scalinata, con prospetto barocco e due slanciate torri campanarie con cupole a bulbo, che racchiude al suo interno il sepolcro dell’astronomo Giovanni Battista Odierna. Adiacente alla chiesa vi è il monastero benedettino di Maria SS. del Rosario e la Torre di San Carlo, eretti nel XVII secolo. Sono stati riconosciuti appartenere a Palma di Montechiaro alcuni dei luoghi e ambienti che hanno ispirato le pagine del romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Il castello è teatro, a maggio, della Festa della Madonna del Castello, mentre l’8 settembre cade la Festa della patrona, la Madonna del Rosario.

 

Festa della Madonna del Castello
La domenica dopo Pasqua, i palmesi celebrano la Festa della Madonna del Castello: migliaia di devoti, dal paese fino al castello, si incamminano a piedi nudi per sciogliere le promesse votive. Giunti al castello, prelevano a spalla la miracolosa statua che, accompagnata da un corteo e da giovani a cavallo, fa il suo ingresso trionfale in città.

La processione continua facendo il giro solenne delle strade cittadine, al grido di “Evviva a bedda Matri du Casteddu!”. Dopo essere stata esposta alla pubblica venerazione nelle varie chiese palmesi, una settimana prima dell’Ascensione, e sempre con sfarzoso cerimoniale popolare, la statua viene riportata al castello, dove rimarrà fino all’anno seguente.